Le “Troiane”: universalizzazione estetica del dolore

Laddove s’intende porre un’etichetta ad ogni costo alle Troiane, è d’obbligo tentare quantomeno di conglobare sotto il suo segno ogni possibile esalazione letteraria e filosofica che l’opera ci offre. Lasciandoci alle spalle riflessioni ed argomentazioni sui tessuti drammatici e sul nucleo eroico della guerra, si individua nel dolore l’asse teoretico. Se la tragedia, in generale, riconosce in esso un sostrato comune, rappresentandolo nelle varie manifestazioni che gli sono proprie, questa tragedia sembra osare di più: rappresentare il dolore in sé. Hegelianamente trattando, potremmo aggiungere che il tentativo in questione sia compiutamente dialettico, di orientamento sintetico. Le vicende belliche, per certi versi, sembrano qui costituire nient’altro che un’immagine riflessa nello specchio della drammatizzazione: quella del dolore universale. L’uomo soffre da quando calpesta terra, piange dalla caduta gnostica, si strazia da quando è al mondo; nelle Troiane si assiste all’universalizzazione estetica di ciò che è già antropologicamente universale. All’universalità del dolore si affianca l’irrimediabilità che gli è propria. Il ritratto dell’uomo, qui, incarna la dimensione teoretica della disperazione in Cioran. Il dolore di un’Andromaca qualsiasi, enfin, è la rappresentazione estetica di un dolore totalizzato e totalizzante.