Traditi e traditori

In materia di tradimento. Tràdere: consegnare, dare, passare. Il tradimento è anzitutto un passaggio, dell’altro o di sé. Ecco, allora, che il consegnare diviene un consegnarsi, il dare assume la dimensione del darsi. Si dovrebbe dunque dire che, almeno nella forma del tradimento in amore, vi sia da cogliere un paradosso: il vero tradito, nel suo senso letterale (consegnato, passato), non è chi resta (soggetto di cui ci occuperemo dopo), quanto invece chi va. E va da un’altra parte. Egli passa, egli si consegna, si dà ad un altro. Risulterebbe tuttavia ingannevole attribuire una forma passiva (tradito) a chi ha assunto, invece, un comportamento attivo. Il traditore è consegnato, sì; ma si consegna da sé. Egli è il fatto ed è il suo fautore; è l’artefice e il suo artificio. Non di un traditore occorrerebbe parlare, dunque; e non potrebbe dirsi neanche tradito. Piuttosto, con una forzatura, lo si potrebbe definire un soggetto tradentesi. La forma riflessiva restituisce giustizia al concetto. Quanto al tradito comunemente inteso (chi resta), egli non è oggetto di alcun passaggio.

Avanzo l’ipotesi, non so se già dibattuta, che l’attribuzione del participio traditus alla parte offesa, forse, sia storicamente dovuta all’influsso del Cristianesimo nello sviluppo della lingua. Com’è noto, infatti, secondo la dottrina cristiana il figlio di Dio, nel frangente in cui venne tradito, fu anche fisicamente passato nelle mani di chi lo volle morto.